E lasciatemi morire in pace!

Dj Fabo. Alla fine non gliel’hanno fatto suonare l’ultimo pezzo. Ha dovuto organizzare una serata in Svizzera, a sue spese. Dopo Eluana e Welby ecco un altro martire di una politica che non riesce ad adeguarsi alla libertà, ai diritti fondamentali di un individuo. Perché se vuoi suicidarti puoi farlo tranquillamente. Su un binario, giù da una finestra. Se vuoi suicidarti e in più sei paralizzato su un lettino di ospedale, non puoi. Devi soffrire, anche per 17 anni immobile attorcigliato da tubi di flebo, respiratori. Devi farti lavare tutta la vita da qualcuno con salviette, anche nelle parti più intime. Non puoi, per una vita intera, fare un passo. Un passo. Se una persona in queste condizioni vuole smettere di sopravvivere, impassibile anche a una mosca che si posa sull’occhio e che non può scacciare perché il corpo non risponde più alla mente, perché, perché non può farla finita?

“Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui”. Così scriveva Piergiorgio Welby, nel settembre del 2006, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere il riconoscimento del diritto all’eutanasia. Un riconoscimento che, pur essendo ancora lontano, continua a infiammare il dibattito pubblico. E’ per questo che le “parole” sul grande tema del fine vita oggi sono più importanti che mai. Per una maggiore consapevolezza su una realtà comune a tanti e perché, come diceva Welby, sono in gioco la dignità di chi soffre e la libertà di scegliere fra diritto alla vita e diritto alla (buona) morte.

Da “Eluana è stata ammazzata” del senatore Quagliariello, ai funerali religiosi negati a Piergiorgio Welby, fino ai casi Piludu e Nuvoli: le storie di chi voleva scegliere per sé o per i propri cari sono diventate oggetto di una stupida cecità ecclesiastica, materiale di ricatto e merce di scambio in parlamento.

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Come si può morire in Svizzera. Il primo passo prevede l’attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l’invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona è affetta. Dopo l’accettazione da parte della struttura è previsto un colloquio con il medico che accompagnerà alla fine il soggetto. Per legge, il medico è tenuto a far desistere il paziente che lo ha richiesto dall’atto finale e, quindi, reiteratamente chiederà alla persona se vuole terminare i suoi giorni oppure vuole rimandare il tutto ad un altro momento.

Il soggetto può sempre cambiare idea e potrà fare ritorno a casa. Se invece si vuol proseguire nell’intento, il medico incontrerà nuovamente il paziente e ripeterà la richiesta se davvero si vuole procedere.

L’atto di accompagnamento alla ‘dolce morte’ consiste nella preparazione di una dose letale a base di Pento Barbital di Sodio. Precedentemente, al paziente vengono somministrate due pastiglie antiemetiche (antivomito) in modo da poter assorbire meglio il composto chimico. A questo punto, il medico, ancora una volta, chiederà di desistere, ma nel caso in cui la persona voglia procedere, verserà la dose letale in un bicchiere di acqua per poterla sciogliere.

E’ indispensabile  essere in grado di intendere e volere in quel momento e soprattutto poter essere in grado di prendere il bicchiere in mano e poterlo bere deglutendo il composto disciolto in esso.

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Dove si può scegliere morire.

OLANDA – La prima legge che legalizza l’ eutanasia è stata approvata nell’aprile del 2001 in Olanda, che diventa il primo paese al mondo a consentire eutanasia e suicidio assistito. Nel giugno 2015 l’associazione dei pediatri olandesi ha chiesto di rimuovere il limite dei 12 anni, ma ancora non c’è stata nessuna modifica in questo senso.

BELGIO – La legge che legalizza l’ eutanasia è entrata in vigore nel settembre 2002. Dal 13 febbraio 2014 è legale anche l’ eutanasia sui minori, senza restrizioni di età anche se deve essere espressa anche la volontà del bambino prima di procedere.

LUSSEMBURGO – La normativa è entrata in vigore nel marzo 2009. Prevede che non venga sanzionato penalmente e non possa dar luogo ad un’azione civile per danni «il fatto che un medico risponda ad una richiesta di eutanasia».

SVEZIA – Nell’aprile 2010 l’autorità nazionale dà il via libera all’ eutanasia passiva (con interruzione o omissione di trattamenti medici). L’ eutanasia attiva è proibita.

SVIZZERA – Nel Paese elvetico la legge consente l’aiuto al suicidio se prestato senza motivi egoistici. Una prestazione garantita anche ai cittadini stranieri.

GERMANIA – Nel 2015 il Parlamento ha ammesso l’ eutanasia passiva, a patto che non ci sia dietro ‘uno scambio commercialè. Pur non essendoci una legge specifica anche l’ eutanasia attiva è ammessa se è chiara la volontà del paziente.

SPAGNA – Sono ammessi eutanasia passiva e suicidio assistito, ma non l’ eutanasia attiva.

DANIMARCA – In Danimarca sono ammesse solo le direttive anticipate di trattamento.

FRANCIA – L’ eutanasia attiva è vietata, mentre è parzialmente ammessa quella passiva, in presenza dell’autorizzazione di due medici.

GRAN BRETAGNA – Anche l’aiuto al suicidio è perseguito per legge, come ogni forma di eutanasia, ma un giudice può autorizzarlo in casi estremi.

PAESI PIÙ SEVERI – Tra i paesi più severi nel punire qualunque forma di assistenza al suicidio ci sono l’Irlanda, che ha pene fino a 14 anni, la Grecia e la Romania, che le hanno di sette.

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Il risveglio dell’Etna il vulcano più alto d’Europa

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La spettacolare fase eruttiva caratterizzata da fontane di lava, esplosioni e l’emissione di una piccola colata lavica

Un’eruzione improvvisa e spettacolare. L’Etna torna in attività dal 26 febbraio e nelle ultime notti è stato possibile vedere fontanelle, esplosioni e l’emissione di una piccola colata nella zona che unisce il vecchio e il nuovo cratere di Sud-Est. I fenomeni, concentrati nella zona superiore del vulcano attivo più alto d’Europa, non costituiscono un pericolo per le persone. Ma «occhio ai motori degli aerei» ci spiega il geofisico Enzo Boschi «se la fuoriuscita di polveri aumentasse, il traffico aereo andrebbe immediatamente sospeso».

Da Catania a Taormina. Per il momento i fenomeni coinvolgono solo la cima del vulcano, ad un’altezza di 3.350 metri. Lo spettacolo, impercettibile di giorno per la luce abbagliante del sole, è visibile di notte nella vasta area tra Catania e Taormina. L’ampiezza del tremore interno al vulcano, rilevato già dallo scorso 15 dicembre, è monitorato dai tecnici dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Le loro telecamere termiche sono puntate sui condotti magmatici e seguono l’evolversi della situazione.

Uno spettacolo senza “grandi” rischi. In genere le eruzioni dell’Etna hanno causato danni alle cose ma raramente sono stati un pericolo per la popolazione. Se si escludono il caso di Bronte nel 1843, in cui si verificò un’esplosione di lava che colpì settanta persone uccidendone 36, e l’imprudenza dei nove turisti che si avvicinarono troppo al cratere e furono uccisi da un’improvvisa pioggia di massi nel 1979, l’eruzioni del vulcano sono quasi sempre effusive. L’emissione di lava è lenta e fluida, facile da prevedere. Inoltre permette alle persone di allontanarsi con sufficiente anticipo. «L’Etna è tra i vulcani più attivi d’Europa, non è affatto eccezionale una sua eruzione» ribadisce Boschi. «In questo caso si sta verificando un’attività stromboliana, appunto di tipo simile all’altro vulcano siciliano, lo Stromboli. L’espulsione di scorie incandescenti, lapilli e bombe di lava ad altitudini di decine di metri è un pericolo per le persone che si avventurano nelle prossimità dell’Etna. Si può stare tranquilli con un po’ di prudenza»

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Nell’Acquario un sistema quasi solare Scoperti tre pianeti “abitabili”

Wow.

Se partissimo adesso lungo un ipotetico sentiero spaziale, ci impiegheremmo otto miliardi di anni per raggiungerli a piedi. Sono sette pianeti simili al nostro che si trovano a una distanza di 39 anni luce da noi, attorno alla stella della costellazione dell’Acquario battezzata Trappist-1. Pianeti cosiddetti «gemelli», paragonabili per dimensioni e temperatura alla Terra e probabilmente con una composizione rocciosa. Almeno tre dei pianeti individuati orbitano a una distanza dalla stella nana rossa che consentirebbe all’acqua di restare in superficie allo stato liquido. Quindi c’è vita nello spazio?

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Pellegrinaggi e turisti. Un garage emblema di tutti i box d’Italia. Si spengono i riflettori su Avetrana e “zio Michele”.

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Cosima Serrano e Sabrina Misseri. Confermato per loro l’ergastolo

Per la giustizia non c’è alcun dubbio: hanno ucciso loro Sarah Scazzi. La Cassazione ha confermato l’ergastolo per zia e cugina dell’allora 15enne. Nel garage di Avetrana, Cosima Serrano e Sabrina Misseri hanno assassinato la parente e solo dopo Michele Misseri, zio della vittima, sarebbe intervenuto per occultare il cadavere. Accadeva il 25 aprile del 2010, dopo 7 anni è arrivata la parola fine sulla vicenda.

La sentenza. La mattina del 21 febbraio 2017, poco dopo le 10, la Cassazione ha confermato in via definitiva le condanne stabilite in primo e secondo grado. Rispetto alla sentenza di appello, la Corte ha ridotto di un anno la pena per Carmine Misseri, fratello di Michele, che dovrà scontare 4 anni e 11 mesi di carcere per concorso in soppressione di cadavere. Ritoccato al ribasso anche il periodo di isolamento diurno per Sabrina e Cosima rispetto al secondo grado, alle quali però è confermato l’ergastolo. Lo zio Michele dunque non ha commesso l’omicidio, nonostante lui continui ad autoaccusarsi: «L’ho strangolata e violentata». Per lui ribaditi gli 8 anni di carcere per aver occultato e soppresso il corpo della nipote. Confermate in via definitiva anche le condanne a Vito Russo junior, ex legale di Sabrina, e a Giuseppe Nigro, proprietario della masseria di Avetrana “La Grottella”, per favoreggiamento personale. Pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione.

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Michele Misseri, zio di Sarah Scazzi. Condannato a 8 anni

La difesa. Cosima e Sabrina «Sono due sventurate, combatteremo fino alla fine perché è una battaglia per la giustizia: è un enorme errore giudiziario» ha affermato l’avvocato di Cosima, Roberto Borgogno, «rimaniamo convinti che c’è un colpevole, Michele Misseri, e due innocenti che stanno scontando la pena al suo posto». Continua a leggere

#JeSuisIkea

Trump, l’attentato in Svezia e gli immigrati

Il nuovo presidente statunitense è al centro di una polemica che riguarda il fact-checking, la Svezia e un attentato nel Paese che, in realtà, non è mai avvenuto. Sabato 18 febbraio Donald Trump ha tenuto un comizio a Melbourne, Florida, difendendo la propria politica di chiusura delle frontiere ai migranti. A un certo ha dichiarato: “Guardate quello che è successo l’altra notte in Svezia. La Svezia! Ci avreste mai creduto? La Svezia. Ne hanno presi molti di migranti. Ora stanno avendo problemi come non avrebbero mai immaginato”. Dopo la sua affermazione, che sembrava alludere a un attentato o comunque a un evento specifico avvenuto in Svezia nei giorni precedenti, i mass media di tutto il mondo si sono a lungo interrogati su cosa stesse facendo riferimento. Non ci sono infatti stati attentati nel Paese scandinavo negli ultimi anni. L’ultimo attentato terroristico risale al 2010, quando un cittadino svedese di origini irachene si fece saltare in aria a Stoccolma, causando solo la propria morte. Un evento oltretutto precedente all’attuale crisi migratoria, cominciata con le guerre in Siria e Libia (2011).

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Fresko*: “Chiedo perdono per i miei peccati”

Fresko* è rimasto congelato

Scusate, è stato un periodo difficile: Trump, Post-Referendum, Post-verità, il Papa. Siamo stati investiti da una tormenta ghiacciata di news. Ma la pausa di fresko* è dovuta proprio al Sommo Pontefice. Si è appena conclusa una trattativa tra questo blog e la Santa Sede. Non parleremo dei segreti scoperti circa Sua Santità, “sia fatta la Sua volontà Padre” ha detto fresko*. Ma qualche notizia sconcertante con il colletto bianco la pubblichiamo.

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Parroco a caccia di prostitute. Scoperto si difende: “Al massimo mi confesso”

Il prete, beccato in un night club con abito talare da un giornalista, ha subito giustificato: “Poi mi confesso”. Un don della Pianura Padana in abito sacerdotale, è stato ripreso in due locali a luci rosse dove suole appartarsi con le spogliarelliste. Abitudini sessuali che non nasconde. Alla domanda del giornalista di La7 “E se qualcuno la riconosce?”, chiede il reporter. “Li ricatto. Sono tutti fidanzati e sposati quelli che vengono qui”, afferma il sacerdote. L’uomo sembra prendere molto alla leggera le implicazioni morali di queste sue abitudini: “Faccio peccato? Poi mi confesso”. DON PAPPONE

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Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa

Droga e abusi di minore. Un uomo di 38 anni,  già pastore presso la Chiesa Cristiana Evangelica del movimento “Nuova Pentecoste” di Belpasso, è stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale con le aggravanti di aver usato sostanze narcotiche o stupefacenti per vincere la resistenza delle vittime. Nell’agosto 2016, nei pressi di un campo sportivo del paese siculo, il pastore avrebbe abusato sessualmente un minore dopo aver fatto bere al giovane un drink contenete della droga che l’ha stordito. Inoltre l’uomo avrebbe sollecitato l’eccitazione erotica del giovane facendogli vedere alcuni filmati pornografici con il pc, per poi consumare con il medesimo atti sessuali consistiti in masturbazione e sesso orale. Analoghi fatti si sarebbero verificati anche nel 2015. Con analoghe modalità l’indagato avrebbe abusato anche di altri minori. DROGA, SESSO, PORNO: LA TRINITA’ CAPOVOLTA

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“Sposo chi mi pare”. La Las Vegas dei matrimoni facili passa per la Campania

“C’è un finto prete che celebra matrimoni non validi, anche tra gay!” don Patriciello, sacerdote della Terra dei Fuochi, s’incendia. Accusa il collega della Chiesa Ecumenica, don Ferrara, il quale smisterebbe con tanta facilità il sacramento. La replica è stata: “Il sacerdozio non è proprietà di nessuna Chiesa, ma è dono di Dio alla Chiesa universale”.
Non è uno scontro su Twitter, ma una battaglia di omelie. Ogni domenica, una replica: “Non è giusto ingannare le coppie” ha ribadito don Patriciello.
“L’omosessualità non è peccato” ha rafforzato la sua posizione don Ferrara, che non esita a celebrare qualsiasi tipo di unione, perché “siamo tutti figli di Dio: dalla formica all’ultima persona che abbia mai poggiato piede su questa terra. L’omosessualità non è peccato, mentre l’odio lo è, e lo è anche dichiarare abominio verso Dio questi amori che nascono naturalmente” precisa.

La domenica successiva dall’altare: “C’è un impostore che mina la salubrità coniugale”, tuona don Maurizio Patriciello. E la querelle continua su Pomeriggio 5 dalla Barbarona nazionale. CASERTA THE NEW LAS VEGAS

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Professor Stalker perseguita e molesta 14enne. Il padre: “Quella bestia insegna ancora nella stessa scuola”

Dopo la lettera inviata al Corriere del Mezzogiorno, Valeria Fedeli risponde al padre della 14enne di Afragola perseguitata e molestata da un’insegnante: «Abbiamo già avviato un’ispezione» assicura il ministro. Più di settecento telefonate e seicento sms giorno e notte, in due mesi, partono dal cellulare del professore e costringono la studentessa a cambiare scuola e città. Nonostante la denuncia del padre, l’insegnante lavora ancora nello stesso liceo: «Neanche le testimonianze, le evidenze hanno potuto qualcosa. Sta lì, continua a insegnare ai nostri figli. Che razza di legge consente una cosa del genere? Di chi possiamo ancora fidarci?».

Provvedimenti del ministero – Valeria Fedeli ha dichiarato: «È partita un’ispezione per verificare se negli atti della scuola frequentata dalla studentessa ci fosse traccia di quanto è emerso in questi giorni e l’Ufficio scolastico regionale ha chiesto alla Procura l’acquisizione del provvedimento nei confronti dell’insegnante denunciato». E assicura che raggiunto l’esito di questi approfondimenti sarà avviato un procedimento disciplinare per il docente: «Andremo fino in fondo perché è giusto, perché è doveroso, perché vogliamo vederci chiaro e perché vogliamo che la scuola sia il fondamento di una società sana, rispettosa dell’altro, che salvaguardi gli e studenti ed escluda ogni forma di violenza e di sopraffazione».

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L’interrogazione della Carfagna – «Se vuoi ti spiego cosa piace ai ragazzi del liceo». Questo uno dei tanti messaggi trovati dai carabinieri sul cellulare della ragazza. Il fatto è accaduto nel Napoletano, ad Afragola, nel 2015, ma torna alla ribalta il primo febbraio di quest’anno dopo un’interrogazione della deputata Mara Carfagna al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli. La deputata aveva chiesto al ministro di intervenire personalmente per intraprendere opportune iniziative disciplinari contro il docente poiché «le misure cautelari adottate dal gip non risultano sufficienti a scongiurare che quanto accaduto possa ripetersi nei confronti di altre studentesse considerato che il professore risulterebbe essere ancora in servizio presso l’istituto». Il ministro Fedeli ha già scritto al padre della ragazza «Signor G. V. la prego di credermi se le dico che sua figlia è nostra figlia. Vogliamo vederla vivere in libertà e serenità. Andremo fino in fondo a questa storia».

L’allontanamento – «Siamo andati dai carabinieri, che hanno fatto una ricostruzione meticolosa», dice il padre. Ma lamenta che la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dal pm non è stata accolta dal gip del Tribunale di Napoli Nord, il quale ha disposto soltanto il divieto di avvicinamento. Il giudice ha diffidato il professore quarantacinquenne dall’«avvicinarsi mai a meno di mille metri dalla ragazzina, dalla sua abitazione e dai luoghi che frequenta abitualmente». Intanto chi è dovuta scappare dal proprio paese, Afragola, è la studentessa oggi quindicenne. Stando alle testimonianze dei familiari la ragazza avrebbe sofferto di gravi disturbi psicologici: non usciva più di casa, a volte si è ferita le braccia con una lametta e, infine, ha manifestato l’intenzione di uccidersi.

L’ordinanza – Numerosi i dettagli emersi dalle indagini: il professore stalker pedinava la ragazza prima che entrasse a scuola, aspettava che uscisse dai bagni per incontrarla, la cercava in classe per abbracciarla. Nell’ordinanza si raccontano anche i tentativi di baciarla appoggiandole la testa sul petto, sfiorandole i fianchi. Il docente le ha persino confessato il suo amore, nonostante le infliggesse poi umiliazioni e rimproveri davanti agli amici per creare un legame di sudditanza nei suoi confronti. Avrebbe cercato più volte di allontanarla dai suoi coetanei e avrebbe provato ad avere rapporti sessuali «dicendole che non andava più a letto con la moglie da un anno». Le azioni dell’uomo sarebbero ulteriormente aggravate dal fatto che «ha approfittato della disperazione dell’alunna che un mese prima dell’inizio delle molestie aveva perso la mamma».