Fresko*: “Chiedo perdono per i miei peccati”

Fresko* è rimasto congelato

Scusate, è stato un periodo difficile: Trump, Post-Referendum, Post-verità, il Papa. Siamo stati investiti da una tormenta ghiacciata di news. Ma la pausa di fresko* è dovuta proprio al Sommo Pontefice. Si è appena conclusa una trattativa tra questo blog e la Santa Sede. Non parleremo dei segreti scoperti circa Sua Santità, “sia fatta la Sua volontà Padre” ha detto fresko*. Ma qualche notizia sconcertante con il colletto bianco la pubblichiamo.

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Parroco a caccia di prostitute. Scoperto si difende: “Al massimo mi confesso”

Il prete, beccato in un night club con abito talare da un giornalista, ha subito giustificato: “Poi mi confesso”. Un don della Pianura Padana in abito sacerdotale, è stato ripreso in due locali a luci rosse dove suole appartarsi con le spogliarelliste. Abitudini sessuali che non nasconde. Alla domanda del giornalista di La7 “E se qualcuno la riconosce?”, chiede il reporter. “Li ricatto. Sono tutti fidanzati e sposati quelli che vengono qui”, afferma il sacerdote. L’uomo sembra prendere molto alla leggera le implicazioni morali di queste sue abitudini: “Faccio peccato? Poi mi confesso”. DON PAPPONE

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Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa

Droga e abusi di minore. Un uomo di 38 anni,  già pastore presso la Chiesa Cristiana Evangelica del movimento “Nuova Pentecoste” di Belpasso, è stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale con le aggravanti di aver usato sostanze narcotiche o stupefacenti per vincere la resistenza delle vittime. Nell’agosto 2016, nei pressi di un campo sportivo del paese siculo, il pastore avrebbe abusato sessualmente un minore dopo aver fatto bere al giovane un drink contenete della droga che l’ha stordito. Inoltre l’uomo avrebbe sollecitato l’eccitazione erotica del giovane facendogli vedere alcuni filmati pornografici con il pc, per poi consumare con il medesimo atti sessuali consistiti in masturbazione e sesso orale. Analoghi fatti si sarebbero verificati anche nel 2015. Con analoghe modalità l’indagato avrebbe abusato anche di altri minori. DROGA, SESSO, PORNO: LA TRINITA’ CAPOVOLTA

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“Sposo chi mi pare”. La Las Vegas dei matrimoni facili passa per la Campania

“C’è un finto prete che celebra matrimoni non validi, anche tra gay!” don Patriciello, sacerdote della Terra dei Fuochi, s’incendia. Accusa il collega della Chiesa Ecumenica, don Ferrara, il quale smisterebbe con tanta facilità il sacramento. La replica è stata: “Il sacerdozio non è proprietà di nessuna Chiesa, ma è dono di Dio alla Chiesa universale”.
Non è uno scontro su Twitter, ma una battaglia di omelie. Ogni domenica, una replica: “Non è giusto ingannare le coppie” ha ribadito don Patriciello.
“L’omosessualità non è peccato” ha rafforzato la sua posizione don Ferrara, che non esita a celebrare qualsiasi tipo di unione, perché “siamo tutti figli di Dio: dalla formica all’ultima persona che abbia mai poggiato piede su questa terra. L’omosessualità non è peccato, mentre l’odio lo è, e lo è anche dichiarare abominio verso Dio questi amori che nascono naturalmente” precisa.

La domenica successiva dall’altare: “C’è un impostore che mina la salubrità coniugale”, tuona don Maurizio Patriciello. E la querelle continua su Pomeriggio 5 dalla Barbarona nazionale. CASERTA THE NEW LAS VEGAS

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Il volto più famoso della fotografia. Tutto il mondo lo sa, tranne la protagonista della foto, ora rinchiusa in carcere in Pakistan

Sono certo che non avete capito di chi si tratta. Indizio: il celebre fotografo Steve McCurry la fotografò all’età di 12 anni nel 1984. L’anno dopo in ogni angolo del globo i suoi occhi verdi erano diventati ideale di bellezza orientale. Eppure dietro c’era una storia più profonda. Ok, posto la foto che parla da sé

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La ragazza afgana“, ovvero Sharbat Gula, ai tempi della foto una dodicenne afgana profuga in Pakistan. Fu fotografata dal fotoreporter statunitense nel campo di Nasir Bagh, quando scappò dall’Afghanistan dopo la morte del fratello, di tre sorelle, dei genitori e della nonna, a causa dei ripetuti bombardamenti durante l’occupazione sovietica. Sposata a quindici anni, tornò nel suo villaggio in Afghanistan nella metà degli anni ’90 quando al potere erano arrivati i Taliban. Poi di nuovo in Pakistan. Oggi la ragazza dagli occhi verdi è in carcere: afp_hi004-0028-k6wg-u432401858469991rg-593x443corriere-web-sezionitrentun’anni dopo la copertina di National Geographic, il volto di Sharbat riappare sui giornali, luci sparate in faccia e fondo bianco, la tipica foto segnaletica. La donna di 41 anni e madre di tre figlie, è stata arrestata per falsificazione di documento d’identità. Probabilmente la donna ha comprato il documento sul mercato nero, senza quest’ultimo la libertà dei profughi afgani in Pakistan è molto limitata, non possono acquistare una casa, avere un conto bancario ma soprattutto devono lasciare il paese nel più breve tempo possibile. Rischia fino a 14 anni di prigione.

La fama, a volte, non corrisponde alla ricchezza. La bellissima e sfortunata ragazza afgana oggi è una donna emblema delle sofferenze di un popolo. Tutti conoscono il suo volto, come quello delle dive di Hollywood, ma lei è in galera, senza diritti.
Approfondisci su -> National Geographic